giovedì 6 marzo 2014

"Il Principe era il Genio. Il Genio era il Principe." A.Rimbaud


"Ho vissuto tante di quelle vite da far arrossire d'invidia gatti ed insegnanti di storia.
Sono stato troppo vecchio per la mia età, poi troppo giovane, troppo saggio, immaturo, folle.
Mi sono spesso disprezzato profondamente, salvo poi adularmi fra i pezzi di uno specchio in frantumi.
Dopo ogni vita ho messo sempre più a fuoco i miei desideri, mentre sullo sfondo andava offuscandosi l'idea di me che mi ero fatto.
Chi? Cosa sono io? 
Una macchina iper razionale nata per mantenere in vita un cuore troppo fragile. Elisewin ed Adams intrappolati a fare l'amore nella stessa anima, con una foga di dare e avere mai vista prima, scalciando dentro me come feti."

Si staccò dal muro per scivolare sulla sedia di legno dai bordi tagliati, esausto. Aveva occhi completamente neri, o forse era solo Buio, mentre sulle finestre si abbatteva una pioggia furiosa.

"Avere tante vite da raccontare è una figata, se c'è qualcuno come te interessato ad ascoltare, ma questo è l'unico punto a favore. Tutto il resto del tempo, nella vita, vincono i verginelli: quelli che non hanno mai provato un cazzo, quelli che non si interessano a niente e non hanno mai amato per paura di ritrovarsi a frignare con la faccia fra le ginocchia.
Nati stanchi di emozionarsi, destinati al nulla."

Lo sconosciuto si accese una sigaretta e, per un attimo, la fiamma illuminò lo splendido viso di una donna.

"Secondo me la tua salvezza è il tuo continuo dubbio tra l'andare e il restare. Ci pensi ogni volta, misuri i passi fino alla porta di ogni relazione. Riesci a metterci tutto quel cuore e quel cervello solo perché resti continuamente in bilico, pur con una passione che la maggior parte della gente non sa gestire.
Non ti chiedi se sia giusto, ma solo se ne valga la pena. Decidi di andare. Decidi di restare."


"E poi? Sopravvivo?"

"E poi sopravvivi. Sì."