giovedì 6 marzo 2014

"Il Principe era il Genio. Il Genio era il Principe." A.Rimbaud


"Ho vissuto tante di quelle vite da far arrossire d'invidia gatti ed insegnanti di storia.
Sono stato troppo vecchio per la mia età, poi troppo giovane, troppo saggio, immaturo, folle.
Mi sono spesso disprezzato profondamente, salvo poi adularmi fra i pezzi di uno specchio in frantumi.
Dopo ogni vita ho messo sempre più a fuoco i miei desideri, mentre sullo sfondo andava offuscandosi l'idea di me che mi ero fatto.
Chi? Cosa sono io? 
Una macchina iper razionale nata per mantenere in vita un cuore troppo fragile. Elisewin ed Adams intrappolati a fare l'amore nella stessa anima, con una foga di dare e avere mai vista prima, scalciando dentro me come feti."

Si staccò dal muro per scivolare sulla sedia di legno dai bordi tagliati, esausto. Aveva occhi completamente neri, o forse era solo Buio, mentre sulle finestre si abbatteva una pioggia furiosa.

"Avere tante vite da raccontare è una figata, se c'è qualcuno come te interessato ad ascoltare, ma questo è l'unico punto a favore. Tutto il resto del tempo, nella vita, vincono i verginelli: quelli che non hanno mai provato un cazzo, quelli che non si interessano a niente e non hanno mai amato per paura di ritrovarsi a frignare con la faccia fra le ginocchia.
Nati stanchi di emozionarsi, destinati al nulla."

Lo sconosciuto si accese una sigaretta e, per un attimo, la fiamma illuminò lo splendido viso di una donna.

"Secondo me la tua salvezza è il tuo continuo dubbio tra l'andare e il restare. Ci pensi ogni volta, misuri i passi fino alla porta di ogni relazione. Riesci a metterci tutto quel cuore e quel cervello solo perché resti continuamente in bilico, pur con una passione che la maggior parte della gente non sa gestire.
Non ti chiedi se sia giusto, ma solo se ne valga la pena. Decidi di andare. Decidi di restare."


"E poi? Sopravvivo?"

"E poi sopravvivi. Sì."

domenica 22 settembre 2013

Violini elettrici

...hai detto che te ne saresti rimasta sola a guardare il tramonto passare, sulla collina dove sei nata.
Poteva essere una metafora della vita e invece ti giravano solamente le palle, volevi essere lasciata pensare proprio come quando, da piccola, ti facevi i boccoli col dito dopo aver assaporato una biondissima ciocca d'aria.



Sorridevo, sorridevo sempre, sorridevo forte come se nel sorridere fosse racchiusa tutta la mia filosofia, come se insomma di tutta la vita me ne fosse rimasta solo una briciola incastrata fra i denti.

Non c'è inferno adatto a uomini e donne come noi, abituati a vivere troppo, a pensare troppo, ad amare troppo, a respirare male. Contavo i trifogli con insistenza, pronto a carpirne uno quadrato, abituato alla fortuna, lo sguardo sfocato per invogliarla all'empatia. Sono sempre stato un lecchino.

I merli ci mangiavano quasi tutte le ciliege e a noi restavano pugni di verde e rosso appena accennato che coglievamo per fastidio prima del tempo. Meglio niente che a loro. La nostra pesante umanità ci teneva un piede attaccato all'erba in attesa che rinsavissimo, noi lo abbiamo fatto anni dopo immersi nell'asfalto della città, ma non è mai troppo tardi per camminare scalzi sull'erba umida, al bisogno.

Poi hai raccolto la tua borsetta dall'erba e, scarpe in mano e nessun fiato, ti sei incamminata alle mie spalle, come fossi solo un ricordo o, ancor meglio, come fossi tutto un passato da dimenticare.

mercoledì 4 settembre 2013

"Lasciate stare i tigli, colorate le suore!" scriveva il buon Esenin nelle sue Confessioni.

Ogni tanto capita di chiedersi se esista davvero la possibilità di "pensare troppo", di essere "troppo patetici" (pathos=emozione), di andare troppo in profondità. Poi però si lasciano tutte le risposte a chi vive di alzate di spalle, a chi non ama pensare, a chi ha il terrore di com-patire troppo. Figli della televisione e di una tolleranza al dialogo tristemente breve vedono un discorso "pieno" come una minaccia, una fotografia elegante come un'insolenza.

 Per sviluppare la propria profondità occorre sviluppare anche la propria superficialità e viceversa: ridere, ma non a caso... quello lo sanno fare anche le scimmie.